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Scenari 2030

Scenari 2030 dell'IA in impresa: competenze, infrastrutture e modelli organizzativi

Il punto di partenza è l'Occasional Paper della Banca d'Italia «Questioni di economia e finanza» n.

Perché lo scenario 2030 parte da un'adozione ancora incompiuta

Il punto di partenza è l'Occasional Paper della Banca d'Italia «Questioni di economia e finanza» n. 1005, L'impatto economico dell'adozione dell'intelligenza artificiale: evidenza dalle imprese italiane. Analizza l'adozione dell'IA e i suoi effetti su produttività, redditività, struttura occupazionale, politiche di prezzo e inflazione. L'indagine copre le imprese con almeno cinquanta addetti attive nell'industria e nei servizi privati non finanziari. I dati riferiti al 2024 indicano una penetrazione contenuta: circa l'11% usa davvero queste tecnologie, mentre circa il 28% prevede di introdurle entro i due anni successivi.

Il resto del campione non è omogeneo: circa un terzo delle imprese non ritiene l'IA rilevante per il proprio modello di business e il 27% ha dubbi o conoscenza insufficiente delle applicazioni possibili. Lo scenario 2030 dipende da due transizioni: convertire i pianificatori in utilizzatori effettivi e portare le imprese incerte a una valutazione documentata. La Banca d'Italia segnala anche il ruolo della dimensione aziendale e dei costi del lavoro nell'adozione.

Il contesto macro chiarisce la posta in gioco: dall'inizio degli anni Duemila l'economia italiana cresce poco in produttività e ha interrogativi crescenti sulla competitività di lungo periodo. L'IA — modelli predittivi e generativi, robotica, soluzioni basate sul cloud — è considerata potenzialmente utile contro alcune debolezze strutturali. Per arrivare al 2030 con una posizione definita, le imprese devono affrontare tre fronti collegati: competenze, infrastrutture e modelli organizzativi.

Dati chiave sull'adozione dell'IA nelle imprese italiane (2024)

  • Imprese che non considerano l'IA rilevantecirca un terzo
  • Posti di lavoro potenzialmente persi (globale entro 2025)85 milioni
  • Nuovi posti di lavoro stimati (globale entro 2025)97 milioni

Competenze: dalla base STEM ai profili ibridi per governare l'IA

Il Programma strategico nazionale per l'intelligenza artificiale organizza l'intervento su sei obiettivi e undici settori prioritari, con tre aree chiave di intervento; la prima è «Talenti e competenze». Il documento cita le stime del World Economic Forum 2020: entro il 2025, 85 milioni di posti di lavoro potrebbero sparire per il cambiamento nella divisione del lavoro tra esseri umani e macchine, mentre potrebbero emergere 97 milioni di nuovi ruoli. La transizione avrà effetti distributivi significativi, sia tra Paesi sia all'interno dei Paesi stessi.

Il programma indica due direzioni. La prima è l'eccellenza nella ricerca: ampliare e migliorare i programmi di dottorato e attrarre e trattenere i migliori ricercatori. La misura A1 «Rafforzare il Programma Nazionale di Dottorato» prevede di consolidare ed espandere i corsi di dottorato, assegnare una quota adeguata all'IA, aumentare il numero dei dottorati per recuperare la perdita di borse subita negli anni precedenti, istituire un dottorato dedicato con il contributo e il coinvolgimento delle aziende e incoraggiare la creazione di spin-off di ricerca. Per un'impresa è un canale concreto: co-finanziare dottorati e progetti di ricerca dà accesso a competenze specialistiche da inserire in un processo produttivo reale.

La seconda direzione è la diffusione: l'Italia deve rafforzare la componente STEM in tutto il sistema dell'istruzione, così da favorire lo sviluppo di una forza lavoro in grado di interagire con l'IA e sfruttarne i benefici. Per le imprese al 2030 non basta assumere data scientist: servono profili ibridi che uniscano conoscenza del processo, dei dati e dei vincoli normativi, capaci di tradurre un caso d'uso in requisiti, leggere i risultati dei modelli e gestire fornitori e conformità. Il programma fissa anche un obiettivo quantitativo utile come riferimento di mercato: aumentare del 30% il numero di prodotti e servizi di IA certificati dall'UE, prodotti o forniti da imprese in settori in cui esistono già certificazioni UE. Per raggiungerlo servono competenze di certificazione e documentazione, non solo di sviluppo algoritmico.

Infrastrutture: dati, integrazione e sicurezza come prerequisiti

Sviluppare soluzioni di IA robuste richiede, oltre agli algoritmi, pipeline di dati, integrazione di sistemi, infrastrutture cloud e cybersecurity. In scelte aziendali sono quattro decisioni da prendere prima di selezionare i casi d'uso: quali dati esistono, dove sono e chi ne risponde; quali sistemi core (gestionali, ERP, CRM, sistemi di produzione) devono scambiare dati e con quali interfacce; quale modello di cloud — pubblico, privato o ibrido — regge volumi, latenza e costi; quali controlli di sicurezza e conformità sono necessari per trattare dati aziendali e personali.

L'ordine di priorità dipende dal tipo di impresa. La Banca d'Italia evidenzia il ruolo della dimensione aziendale e dei costi del lavoro nel processo di adozione; i costi fissi di dati, integrazione e sicurezza sono una spiegazione plausibile di questo ruolo. Per una PMI che pianifica l'IA entro due anni, la via praticabile è spesso esternalizzare le componenti infrastrutturali — cloud gestito, servizi di integrazione, sicurezza come servizio — e concentrare le risorse interne su dati e processi. La Strategia italiana per l'Intelligenza Artificiale 2024–2026, pubblicata da AGID, è il documento di riferimento nazionale per collocare queste scelte nel quadro pubblico.

Modelli organizzativi: l'IA come asset strategico, non solo tool

La Banca d'Italia studia proprio il passaggio che interessa il management: come le trasformazioni organizzative e nella composizione della forza lavoro si traducano in risultati economici e aspettative macroeconomiche. Gli esiti misurati riguardano produttività, redditività, struttura occupazionale e politiche di prezzo. Un'adozione che non tocca processi e ruoli difficilmente produce quegli effetti: resta un tool aggiuntivo, con costi di licenza e integrazione e benefici limitati.

La dimensione organizzativa è indicata come leva strategica anche nel dibattito italiano. Il Quaderno CNEL–Assoknowledge n. 4/2026, dedicato all'IA come leva strategica per la produttività del Paese, colloca la dimensione organizzativa tra gli asset strategici più rilevanti per la competitività delle imprese italiane nei prossimi anni. In termini operativi significa: attribuire la responsabilità dell'IA a un livello dirigenziale, definire chi decide su dati e casi d'uso, ridisegnare i processi prima di automatizzarli, misurare gli effetti su occupazione e produttività con indicatori verificabili.

Tre scenari 2030: adozione frammentata, integrazione selettiva, trasformazione sistemica

Adozione frammentata. Riguarda le imprese che restano nella fascia di incertezza fotografata dalla Banca d'Italia: circa un terzo non considera l'IA rilevante per il proprio modello di business e il 27% ha conoscenza insufficiente delle applicazioni. Al 2030 hanno casi d'uso sporadici, dati non governati e nessuna integrazione nei processi. Mancano le condizioni abilitanti: competenze STEM e ibride, pipeline di dati, integrazione di sistemi, sicurezza. Rischio: perdita di competitività rispetto ai concorrenti che adottano, in un'economia che già da inizio Duemila mostra una crescita modesta della produttività.

Integrazione selettiva. È la traiettoria del 28% che oggi pianifica di introdurre l'IA entro due anni e che effettivamente la adotta in ambiti circoscritti: un processo di previsione della domanda, un sistema di controllo qualità, un assistente documentale. Condizioni abilitanti: un caso d'uso con metriche chiare, dati disponibili per quel processo, un'infrastruttura cloud e di sicurezza adeguata, riferimenti interni capaci di interagire con l'IA. Rischi: pilot che non scalano, dipendenza da un fornitore unico, costi di integrazione sottostimati. Chi supera questi rischi può usare i primi risultati per finanziare l'estensione.

Trasformazione sistemica. È lo scenario in cui l'IA entra in più funzioni e cambia processi, ruoli e composizione della forza lavoro. Richiede governance dei dati e dei modelli, profili ibridi, un livello dirigenziale responsabile e la capacità di misurare produttività, redditività, occupazione e prezzi, cioè gli esiti che la Banca d'Italia collega all'adozione. Condizioni abilitanti: dimensione sufficiente o reti di imprese e fornitori per condividere i costi fissi; accesso a ricerca e talenti, anche tramite i dottorati con coinvolgimento aziendale previsti dal Programma strategico nazionale. Rischi: effetti distributivi sulla forza lavoro — il World Economic Forum stima 85 milioni di posti di lavoro potenzialmente in meno e 97 milioni di nuovi ruoli a livello globale entro il 2025 — e difficoltà di esecuzione.

Scenario di adozione dell'IA in impresa al 2030: confronto tra tre traiettorie

  • Adozione frammentataCasi d'uso sporadici, dati non governati, nessuna integrazione. Rischio: perdita di competitività.
  • Integrazione selettivaAdozione in ambiti circoscritti (es. previsione domanda, controllo qualità). Rischi: pilot non scalabili, dipendenza da fornitore.
  • Trasformazione sistemicaIA integrata in più funzioni, ridisegno di processi e ruoli. Richiede governance, profili ibridi e misurazione degli effetti.

Una bussola per il management: cosa monitorare da qui al 2030

Da qui al 2030 bastano pochi indicatori, tutti ancorati alle evidenze disponibili. Adozione effettiva: quota di processi in cui l'IA è in uso stabile, non in prova. Competenze: numero di profili interni capaci di interagire con l'IA, trattenimento dei talenti, partecipazione a dottorati e ricerca applicata. Infrastruttura: copertura delle pipeline di dati, integrazione dei sistemi core, modello cloud, controlli di cybersecurity. Organizzazione: processi ridisegnati, responsabilità dirigenziale su dati e modelli, effetti misurati su produttività e composizione della forza lavoro.

Le decisioni pratiche discendono dai numeri di partenza. Se l'impresa è tra il 27% con conoscenza insufficiente, il primo passo è mappare processi candidati, dati disponibili e competenze mancanti, prima di scegliere fornitori. Se è tra il 28% che pianifica, deve convertire il piano in un caso d'uso con dati, infrastruttura e metriche definite. Se è già adottante, deve estendere ad altri processi e misurare produttività, redditività, occupazione e prezzi.

Indicatori chiave per il management da monitorare entro il 2030

  1. Adozione effettivaQuota di processi con IA in uso stabile (non in prova)
  2. Competenze interneNumero di profili capaci di interagire con l'IA; partecipazione a dottorati e ricerca applicata
  3. InfrastrutturaCopertura pipeline dati, integrazione sistemi core, modello cloud, cybersecurity
  4. OrganizzazioneProcessi ridisegnati, responsabilità dirigenziale su dati e modelli, misurazione effetti su produttività e occupazione

Passi operativi per avanzare nell'adozione dell'IA (da qui al 2030)

  1. Se incerto o poco informato (27%)Mappare processi candidati, dati disponibili e competenze mancanti prima di scegliere fornitori
  2. Se pianificatore (28%)Convertire il piano in un caso d'uso con dati, infrastruttura e metriche definite
  3. Se già adottanteEstendere l'IA ad altri processi e misurare effetti su produttività, redditività, occupazione e prezzi

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