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Nuovi Modelli

Economia circolare per l'impresa: modelli, metriche e filiere

L’economia circolare è un modello economico che punta a ridurre al minimo sprechi e consumo di risorse, mantenendo materiali e prodotti in uso il più a lungo possibile.

Perché l’economia circolare è una scelta strategica per l’impresa

L’economia circolare è un modello economico che punta a ridurre al minimo sprechi e consumo di risorse, mantenendo materiali e prodotti in uso il più a lungo possibile. Al modello lineare “produci, utilizza, getta” si contrappone la logica “riduci, riusa, ricicla”: l’obiettivo è trasformare ciò che di norma diventa un rifiuto in una nuova risorsa, grazie a riciclo, rigenerazione, riparazione e riutilizzo, ma anche ripensando fin dall’inizio la progettazione in chiave sostenibile.

Per le imprese che scelgono modelli circolari i benefici sono concreti: maggiore efficienza nell’uso delle risorse, costi di approvvigionamento più bassi e minore impatto ambientale. Per i cittadini significa prodotti più durevoli e servizi che riducono i consumi superflui. La posta in gioco è duplice: da un lato si contrastano cambiamento climatico e perdita di biodiversità; dall’altro si aprono nuove prospettive di sviluppo economico, riducendo la dipendenza da materie prime importate e soggette a crisi di mercato.

Non è solo una questione di riciclo dei rifiuti. Come emerso in un incontro organizzato da Enel e Fondazione Cotec il 1 marzo 2023 a Roma, l’economia circolare mira a un uso sempre più efficiente e sostenibile delle risorse lungo tutto il processo produttivo: dall’impiego intelligente delle materie prime alle fonti energetiche rinnovabili, passando per la riconversione e l’estensione della vita degli impianti. In questa prospettiva, la circolarità è anche una spinta all’innovazione tecnologica e alla trasformazione digitale, rivoluziona i processi industriali e veicola nuove competenze, coniugando benessere economico e indipendenza energetica, occupazione e salute pubblica.

Modelli di business circolari: condivisione, durata e rigenerazione

Alla base dell’economia circolare ci sono condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo di materiali e prodotti. Sono tutti fattori che allungano il ciclo di vita dei prodotti e riducono al minimo i rifiuti. A monte, però, serve una progettazione sostenibile: un prodotto durevole, riparabile, smontabile e riciclabile fin dall’inizio è la condizione per rendere praticabili i modelli circolari.

Le imprese manifatturiere possono adottare strategie e modelli di business orientati alla circolarità, con un ruolo attivo decisivo. In concreto possono puntare sulla condivisione di beni e servizi, sul prestito di prodotti, sul riutilizzo di componenti, sulla riparazione per prolungare la vita utile, sul ricondizionamento per rimettere sul mercato prodotti usati e sul riciclo dei materiali a fine ciclo. Non esiste un modello unico: a seconda del settore e del tipo di prodotto, le aziende possono combinare più approcci.

L’elemento chiave è che la circolarità entri nella proposta di valore, non resti un’operazione confinata al fine ciclo. Ciò richiede di ripensare prodotti, processi produttivi e modelli di consumo, integrando la sostenibilità nelle scelte di progettazione, approvvigionamento e gestione della vita utile.

Filiere circolari e simbiosi industriale

Per non ridurre l’economia circolare al solo riciclo dei rifiuti occorre disegnare filiere “geneticamente circolari”. Secondo quanto emerso in un incontro Enel, questo significa assicurare un uso sempre più efficiente e sostenibile delle risorse lungo tutto il processo produttivo: dall’impiego intelligente delle materie prime alle fonti energetiche rinnovabili, passando per la riconversione e l’estensione della vita degli impianti.

Uno strumento centrale è la simbiosi industriale, cioè la creazione di scambi tra imprese: ciò che per un’azienda è scarto, rifiuto o sottoprodotto può diventare materia prima seconda per un’altra. Piattaforme come Sfridoo permettono di inserire gratuitamente annunci per valorizzare materiali di scarto, rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde, aumentando il tasso di circolarità dei materiali e creando simbiosi industriali locali e nazionali. Questi strumenti aiutano anche a trovare fornitori e nuovi clienti, per aumentare il risparmio o il guadagno sui materiali.

La filiera circolare richiede collaborazione tra tutti gli attori: progettazione, approvvigionamento, produzione, distribuzione e recupero. Le aziende possono mappare i flussi di materiali ed energia per individuare dove si generano scarti e dove questi possono essere reimmessi in un altro processo o in un’altra impresa. L’obiettivo è aumentare il tasso di circolarità dei materiali e ridurre la dipendenza da materie prime vergini.

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Metriche e KPI per monitorare la circolarità

La nota di Confindustria “Sostenibilità e circolarità delle imprese italiane” del 10 marzo 2025 offre un quadro di indicatori utili anche a livello aziendale: produttività delle risorse, produttività energetica, tassi di riciclo, valore aggiunto dell’economia circolare, occupazione, brevetti e intensità emissiva. Sono metriche che si possono adattare e monitorare per collegare la circolarità alle decisioni operative.

Alcuni valori nazionali aiutano a capire la scala di riferimento. In Italia la produttività delle risorse è di 3,6 €/kg, contro una media UE di 2,2 €/kg. La produttività energetica è di 11,80 € per chilogrammo equivalente di petrolio (kgoe), superiore a Francia (10,23) e Spagna (9,94). Nel 2022 il Paese ha riciclato il 53,3% dei rifiuti urbani, oltre la media UE del 49,1%. Settori chiave come il riciclo degli imballaggi in plastica (54,6%), vetro (80,8%) e metalli (78,0%) mostrano performance superiori alla media europea. Il valore aggiunto dell’economia circolare è il 2,7% del totale, sopra la media UE (2,3%), con oltre 613 mila addetti. I brevetti legati al riciclo e all’economia circolare sono invece 0,36 per milione di abitanti, meno che in Germania, Francia e Spagna. Nel 2023 l’intensità di emissioni dell’economia italiana è stata di 0,12 kg CO₂e per dollaro di PIL, quasi un terzo in meno della media del G20 (0,32 kg CO₂e/$).

A livello aziendale questi indicatori possono guidare le scelte: la produttività delle risorse aiuta a individuare inefficienze nei processi; il tasso di riciclo e il tasso di circolarità dei materiali misurano la chiusura dei cicli; l’intensità emissiva orienta gli interventi di decarbonizzazione; il valore aggiunto circolare e l’occupazione mostrano l’impatto economico e sociale. L’importante è integrare i KPI nei sistemi di reporting e usarli per decidere, non solo per comunicare i risultati.

Indicatori chiave dell'economia circolare in Italia

  • Valore aggiunto circolare (% del PIL)2,7 %
  • Riciclo plastica imballaggi54,6 %
  • Riciclo vetro80,8 %
  • Riciclo metalli78,0 %

Il contesto italiano: punti di forza e priorità

L’Italia è tra le economie più sostenibili del G20 e dell’Unione Europea. Nel 2023 l’intensità di emissioni dell’economia italiana è stata di 0,12 kg CO₂e per dollaro di PIL, quasi un terzo inferiore alla media del G20 (0,32 kg CO₂e/$). Pur essendo la seconda manifattura dell’Unione Europea, l’Italia occupa solo il diciassettesimo posto per intensità di emissioni. L’intensità emissiva del comparto manifatturiero è calata del 17,1% tra il 2014 e il 2023 ed è inferiore del 5,1% rispetto alla media UE, tra le più basse d’Europa.

Sul fronte delle risorse e del riciclo, l’economia italiana registra una produttività delle risorse di 3,6 €/kg, nettamente sopra la media UE (2,2 €/kg). La produttività energetica è di 11,80 €/kgoe, superiore a Francia (10,23) e Spagna (9,94). Nel 2022 il Paese ha riciclato il 53,3% dei rifiuti urbani, contro una media UE del 49,1%. Settori chiave come il riciclo degli imballaggi in plastica (54,6%), vetro (80,8%) e metalli (78,0%) mostrano performance superiori alla media europea. Il valore aggiunto dell’economia circolare rappresenta il 2,7% del totale in Italia, sopra la media UE (2,3%) e più che negli altri grandi Paesi europei, con oltre 613 mila addetti nel settore.

Restano priorità da affrontare. L’Italia dovrebbe aumentare la propria capacità di innovazione: il numero di brevetti legati al riciclo e all’economia circolare (0,36 per milione di abitanti) è inferiore a quello di Germania, Francia e Spagna. C’è poi un’“Europa a due velocità” nell’adozione delle pratiche circolari: i Paesi della cosiddetta “Vecchia Unione” (Germania, Belgio, Paesi Bassi, Francia, Spagna e Italia) guidano la transizione, e questa disparità richiede maggiore coordinamento e supporto a livello europeo. A livello nazionale, l’Italia dispone di una Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, che prevede anche linee guida tecniche per la corretta etichettatura.

Performance dell'Italia rispetto all'UE e al G20 in economia circolare

  • Intensità emissiva (kg CO₂e/$ PIL)0,12
  • Media G200,32
  • Produttività delle risorse (€/kg)3,6
  • Media UE2,2
  • Riciclo rifiuti urbani (2022)53,3%
  • Media UE49,1%
  • Brevetti per milione di abitanti0,36
  • Germania/Francia/SpagnaSuperiore

Settori con performance superiori nel riciclo in Italia

  1. Vetro80,8%
  2. Metalli78,0%
  3. Plastica imballaggi54,6%

Dall’analisi all’azione: strumenti e strategie per l’impresa

Il primo passo per un’impresa è mappare i flussi di materiali ed energia nei propri processi e lungo la filiera: input, scarti, sottoprodotti, rifiuti e consumi energetici. L’analisi fa emergere inefficienze e opportunità di chiusura dei cicli, indicando dove un materiale può essere riutilizzato, riparato, ricondizionato o riciclato.

Una volta mappati gli scarti, si possono cercare partner per la simbiosi industriale. Piattaforme come Sfridoo consentono di pubblicare gratuitamente annunci per valorizzare materiali di scarto, rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde, trovando fornitori o nuovi clienti e creando simbiosi industriali locali e nazionali. Così aumenta il tasso di circolarità dei materiali e si possono generare risparmi o ricavi aggiuntivi.

Per monitorare i progressi conviene adottare indicatori coerenti con quelli usati a livello nazionale: produttività delle risorse ed energetica, tassi di riciclo, tasso di circolarità dei materiali, valore aggiunto circolare, occupazione, brevetti e intensità emissiva. La circolarità va poi integrata come leva strategica e di business, non come semplice adempimento: le imprese manifatturiere che adottano strategie e modelli di business circolari possono avere un ruolo attivo decisivo. Inoltre, la circolarità è una spinta all’innovazione tecnologica e alla trasformazione digitale. Il percorso operativo si può riassumere in quattro fasi: analisi dei flussi, individuazione delle opportunità di simbiosi, scelta dei KPI e integrazione nella strategia aziendale.

Quattro fasi per implementare la circolarità nell'impresa

  1. 1. Mappatura dei flussiAnalisi materiali ed energia nei processi e lungo la filiera
  2. 2. Simbiosi industrialeCerca partner per riutilizzare scarti, sottoprodotti e rifiuti
  3. 3. Scelta KPIAdotta indicatori nazionali: produttività, riciclo, emissioni, valore aggiunto
  4. 4. Integrazione strategicaIncorpora la circolarità nella strategia aziendale e nei modelli di business

Fonti

  1. youtube.com/watch
  2. openinnovability.enel.com/it/media/news/2023/03/nuove-filiere-geneticamente-ci…
  3. esg360.it/circular-economy/cose-leconomia-circolare-e-perche-e…
  4. sfridoo.com/blog/esempi-economia-circolare
  5. confindustria.it/pubblicazioni/sostenibilita-e-circolarita-delle-impr…
  6. mase.gov.it/portale/documents/d/guest/sec_21-06-22-pdf
  7. ollum.it/blog/economia-circolare-guida-aziende
  8. economia.unipd.it/sites/economia.unipd.it/files/Rapporto_economiacirco…