
Nuovi Modelli
Filiere rigenerative: accordi, tracciabilità e responsabilità estesa
Secondo la ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della POLIMI School of Management, illustrata in un'analisi di Chiara Corbo, direttrice degli Osservatori Smart AgriFood e Food…
Perché le filiere rigenerative contano in Italia
Secondo la ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della POLIMI School of Management, illustrata in un'analisi di Chiara Corbo, direttrice degli Osservatori Smart AgriFood e Food Sustainability, il settore agricolo italiano affronta sfide senza precedenti: dalla necessità di incrementare la redditività al contrasto dei cambiamenti climatici, dalla tutela della biodiversità alla riduzione degli sprechi alimentari. Nello stesso scenario, l'agricoltura rigenerativa risulta adottata dal 53% delle aziende agricole giuridicamente strutturate.
Il punto di partenza è la risorsa da cui dipende la produzione: la protezione e l'incremento della salute del suolo. Rigenerare il suolo significa intervenire su sostanza organica, biodiversità e regolazione del ciclo dell'acqua, non solo sulla singola coltura stagionale; per questo le pratiche agronomiche vanno lette insieme agli effetti che producono sugli ecosistemi agricoli.
In chiave di filiera, questo approccio va gestito come un sistema di tre componenti: pratiche (gestione del suolo, dei residui, delle rotazioni), attori (aziende agricole, trasformatori, distribuzione, consorzi di gestione dei materiali) e flussi materiali (materia prima, sottoprodotti, eccedenze, imballaggi). È sull'intersezione tra rigenerazione agricola, circolarità degli input e responsabilità di fine vita che si decide la credibilità di una filiera.
Indicatori chiave dell'agricoltura rigenerativa in Italia
- Percentuale di aziende agricole adottanti pratiche rigenerative
- 53%
- Flussi materiali principali nel modello circolare
- Materia prima, sottoprodotti, eccedenze, imballaggi
- Principali pilastri dell'agricoltura rigenerativa
- Biodiversità, input circolari, progettazione per il riciclo
Agricoltura rigenerativa e circolarità: le basi di filiera
L'agricoltura rigenerativa è un sistema di pratiche agricole basato sull'uso sostenibile e rigenerativo delle risorse naturali: l'obiettivo è prevenire l'esaurimento delle risorse e ridurne lo spreco, tutelando e migliorando il capitale naturale attraverso strategie che rigenerano i suoli e proteggono la biodiversità. Il filo rosso che collega le azioni è l'economia circolare: si riusano eccedenze e sottoprodotti, si riciclano e si recuperano gli scarti (Osservatorio Food Sustainability, POLIMI School of Management).
Il sistema è descritto come articolato in una serie di pilastri principali. Il primo è la tutela della biodiversità e degli ecosistemi: è la base del sistema, crea ambienti agricoli resilienti e garantisce servizi ecosistemici come l'impollinazione naturale, il controllo biologico dei parassiti e la regolazione del ciclo dell'acqua. Il secondo è quello degli input produttivi circolari: materie prime ricavate da scarti di processi precedenti, acqua riutilizzata ed energia da fonti rinnovabili, in modo da chiudere il ciclo produttivo.
Sul piano dei prodotti, l'analisi dell'Osservatorio segnala che oggi vengono sviluppati nuovi prodotti innovativi: pannelli isolanti realizzati con la pula di riso, alimenti ad alto valore nutrizionale processati nel post-raccolta e tecnologie avanzate per il recupero energetico e il compostaggio. Sono esempi che mostrano come eccedenze e sottoprodotti agricoli possano diventare input per altre filiere, invece che rifiuti da smaltire.
Accordi di filiera e governance per materiale
Il modello di governance vigente in Italia per gli imballaggi consente a produttori e utilizzatori tre strade alternative: organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio; aderire al CONAI e a uno dei Consorzi di filiera; oppure attestare sotto la propria responsabilità l'istituzione di un sistema di restituzione dei propri imballaggi (COREPLA). Il modello che si è effettivamente strutturato mostra due caratteristiche: una forte cooperazione tra produttori e utilizzatori, la cui quasi totalità ha ritenuto più conveniente aderire al sistema CONAI e a un Consorzio di filiera, e una organizzazione per materiale più che per tipologia di prodotto.
La scelta della suddivisione per filiere di materiale è la conseguenza della ricerca degli obiettivi di riciclo e recupero previsti dalla Direttiva sui rifiuti di imballaggio, che fissa obiettivi generali per gli imballaggi e obiettivi specifici per le diverse tipologie di materiali. In Italia questo ha agevolato l'integrazione dell'intero comparto produttivo del singolo flusso: il coinvolgimento delle industrie primarie — cartiere, acciaierie, fonderie, vetrerie, chimico/plastico — ha portato alla costituzione di reti di impianti di lavorazione in grado di rispondere alla domanda di materia prima e, in alcuni casi, di integrare il recupero anche di materiali provenienti da prodotti diversi dagli imballaggi.
Sul fronte plastica, COREPLA propone la definizione del contributo ambientale dovuto dai consorziati ed è stato il primo materiale per cui sono stati definiti criteri di diversificazione del contributo stesso, in base alla selezionabilità e riciclabilità della tipologia di imballaggio e al circuito di destinazione. Il Consorzio riconosce inoltre ai Comuni il corrispettivo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, provvede al riciclo e al recupero dei rifiuti di imballaggio in plastica raccolti e promuove l'informazione di utenti e consumatori su sistemi di restituzione, raccolta e recupero e sul loro ruolo nel riutilizzo, recupero e riciclo.
Modalità di gestione dei rifiuti di imballaggio in Italia
- Gestione autonoma (collettiva o individuale)Possibile per produttori e utilizzatori; richiede organizzazione interna o collaborazione tra attori
- Adesione al CONAI e a un Consorzio di filieraScelta prevalente; garantisce conformità alle normative e obiettivi di riciclo
- Sistema di restituzione attestato sotto responsabilità del produttoreOpzione valida solo per chi dimostra autonomamente la gestione del fine vita
Tracciabilità e dati per decisioni lungo la filiera
Le filiere agroalimentari possono affrontare le sfide attuali con l'ausilio dei Sistemi di Supporto Decisionale (DSS), che permettono di abbattere le emissioni. Operativamente un DSS traduce dati raccolti in campo e lungo la catena in indicazioni di scelta: quando intervenire, con quali input, su quali appezzamenti o lotti, con quale priorità rispetto agli obiettivi dichiarati dall'accordo di filiera.
La tracciabilità rende verificabili gli impegni presi tra gli attori: quali partite di sottoprodotto o eccedenza sono state conferite, a chi, per quale destinazione (riuso, riciclo, compostaggio, recupero energetico), e quali quantitativi sono effettivamente usciti come materiale riciclato. Per essere utile, un sistema di tracciabilità deve definire in accordo chi registra il dato, in quale momento del processo e con quale identificazione di lotto, così che le informazioni restino confrontabili tra aziende diverse.
Anche la misura degli effetti delle pratiche rigenerative richiede dati ripetibili: indicatori sullo stato del suolo, sulla biodiversità e sull'uso degli input, rilevati con la stessa metodologia nel tempo e su unità di riferimento confrontabili. Senza una base di partenza condivisa e senza una periodicità definita, un impegno di miglioramento dichiarato in un accordo di filiera non è dimostrabile né verificabile dagli altri attori o dai committenti.
Responsabilità estesa del produttore: dal fine vita al design
Il principio della responsabilità estesa prevede che il produttore sia tenuto a farsi carico della corretta gestione dell'imballaggio quando diventa rifiuto, preferendo soluzioni riciclabili e recuperabili (COREPLA). Secondo il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, i produttori di prodotti che, una volta utilizzati, potrebbero essere considerati rifiuti sono sottoposti ad alcuni obblighi al fine di promuoverne la riduzione e migliorarne il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero; la responsabilità estesa è disciplinata dalla normativa specifica di ciascun flusso di rifiuti.
Nell'elenco ministeriale dei flussi attualmente soggetti a una specifica regolamentazione in materia di responsabilità estesa del produttore (aggiornamento del 14 maggio 2024) figurano: imballaggi e rifiuti di imballaggio (artt. 218, 221, 221-bis e 223 del d.lgs. 152/2006); pneumatici fuori uso (art. 228 del d.lgs. 152/2006, attuato con D.M. 19 novembre 2019, n. 182); oli e grassi vegetali e animali esausti (art. 233); rifiuti di beni in polietilene (art. 234); oli minerali usati (art. 236); rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (d.lgs. 49/2014); pile e accumulatori e relativi rifiuti (d.lgs. 188/2008). Il flusso tessile non compare in questo elenco.
Il tessile è però oggetto di analisi specifiche sull'applicazione dell'EPR: la responsabilità estesa è un principio di politica ambientale che attribuisce ai produttori, agli importatori e ai distributori responsabilità che non riguardano solo chi fabbrica (SOGEAM, 17 ottobre 2025). La conseguenza operativa del principio è che, quando il costo della gestione di fine vita ricade su chi immette il prodotto, la scelta dei materiali e la progettazione per la riciclabilità diventano una leva economica e non solo ambientale, come mostra il caso del contributo ambientale differenziato per gli imballaggi in plastica in base a selezionabilità e riciclabilità.
Ciclo della responsabilità estesa del produttore (EPR) per imballaggi
- Progettazione del prodotto con considerazione del fine vitaScelta di materiali selezionabili e riciclabili
- Immissione sul mercatoProduttore assume responsabilità del ciclo di vita
- Raccolta differenziata e gestione dei rifiutiConsenso tra Comuni, consorzi e operatori
- Recupero, riciclo e recupero energeticoTrasformazione degli scarti in materia prima secondaria
- Informazione ai consumatoriPromozione del ruolo del cittadino nella filiera
Flussi soggetti a responsabilità estesa del produttore (aggiornamento 2024)
- Imballaggi e rifiuti di imballaggioArtt. 218, 221, 221-bis e 223 del d.lgs. 152/2006
- Pneumatici fuori usoArt. 228 del d.lgs. 152/2006 (D.M. 19 novembre 2019, n. 182)
- Oli e grassi vegetali e animali esaustiArt. 233
- Rifiuti di beni in polietileneArt. 234
- Oli minerali usatiArt. 236
- Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettronicheD.Lgs. 49/2014
- Pile e accumulatoriD.Lgs. 188/2008
Evolutione del sistema EPR in Italia: da imballaggi a tessile
- 2006Anno — Entrata in vigore del d.lgs. 152/2006: introduzione del principio di EPR per imballaggi
- 2019Attuazione del regolamento per pneumatici fuori uso (D.M. 19 novembre 2019, n. 182)
- 2024Aggiornamento dell'elenco ministeriale dei flussi soggetti a EPR
- 2025Ottobre — Analisi SOGEAM sull'applicazione dell'EPR al settore tessile
Cosa rende credibile una filiera rigenerativa
La credibilità di una filiera rigenerativa dipende da un accordo scritto che definisca quali materiali sono conferiti da ciascun attore, con quale destinazione (riuso, riciclo, compostaggio, recupero energetico) e chi sostiene i relativi costi, e da una governance per flusso di materiale capace di aggregare anche le industrie di trasformazione primaria. Nel caso degli imballaggi, il modello italiano richiama le tre opzioni già descritte: gestione organizzata autonomamente anche in forma collettiva, adesione al CONAI e a un Consorzio di filiera, oppure sistema di restituzione attestato sotto la propria responsabilità.
Sul piano dei dati, vanno stabiliti chi misura, cosa misura e con quale periodicità: indicatori sullo stato del suolo, sull'uso degli input e sui flussi di materiali conferiti e riciclati. I Sistemi di Supporto Decisionale servono a trasformare questi dati in scelte operative e a ridurre le emissioni; la tracciabilità per lotto serve a dimostrare che quanto dichiarato nell'accordo è stato effettivamente realizzato. Sul fronte dei materiali, la circolarità degli input e il fine vita richiedono riuso di eccedenze e sottoprodotti, riciclo e recupero degli scarti, materie prime derivate da scarti di processo precedenti, acqua riutilizzata ed energia rinnovabile, con recupero energetico e compostaggio per le frazioni non altrimenti valorizzabili, e progettazione di materiali selezionabili e riciclabili.
La comunicazione verso l'esterno completa il quadro: per gli imballaggi in plastica, COREPLA promuove l'informazione di utenti e consumatori sui sistemi di restituzione, raccolta e recupero disponibili e sul loro ruolo nel riutilizzo, recupero e riciclo, rendendo riconoscibili gli impegni assunti lungo la catena e presso il consumatore finale.
Elementi necessari per una filiera rigenerativa credibile
- Accordo scritto chiaro sui flussi materialiDefinisce chi conferisce cosa e con quale destinazione
- Governance per flusso di materialeAggrega anche industrie di trasformazione primaria
- Tracciabilità per lottoVerifica l’effettiva realizzazione degli impegni
- Indicatori misurabili ripetibilmenteSu suolo, biodiversità, input, flussi conferiti
- Sistemi di supporto decisionale (DSS)Trasformano dati in scelte operative per ridurre emissioni
- Comunicazione al consumatoreInformazione sui sistemi di raccolta e recupero
