Nuovi Modelli
Progettare un modello di business circolare: passi e criteri
Già alla fine degli anni Novanta il modello lineare — estrarre, produrre, consumare, smaltire — è stato posto in discussione.
Perché ripensare il modello di business in ottica circolare
Già alla fine degli anni Novanta il modello lineare — estrarre, produrre, consumare, smaltire — è stato posto in discussione. Nel 1996 Sim van der Ryn e Stewart Cowan introducono l'ecological design: il design non può ignorare la natura, ma deve lavorare con essa rispettandone ritmi, cicli e confini. Nel 2002 William McDonough e Michael Braungart pubblicano From Cradle to Cradle, criticano il modello cradle-to-grave e propongono un ciclo rigenerativo e continuo in cui i materiali, come negli ecosistemi naturali, non vengono dispersi ma riutilizzati (fonte: Qwarzo).
Operativamente, un modello di business circolare dà nuovo valore a un prodotto di scarto — altrimenti destinato a discarica o riciclo — trasformandolo (fonte: Sfridoo).
Una guida per le imprese presenta l'economia circolare come leva strategica (fonte: Ollum).
Ecodesign: progettare alla fonte con criteri circolari
L'ecodesign applica i principi dell'economia circolare già in progettazione. I criteri chiave includono progettazione per durabilità e riparabilità e uso di materiali riciclabili e sostenibili (fonte: Delineodesign). I progressi tecnologici permettono di usare materiali riciclati, biodegradabili e a basso impatto e semplificano prodotti durevoli e facili da disassemblare (fonte: Qwarzo).
A questi criteri si aggiunge la valutazione degli impatti lungo il ciclo di vita: la Life Cycle Assessment (LCA) consente ai progettisti di valutare gli impatti ambientali fin dall'inizio e di orientare scelte più sostenibili in ogni fase (fonte: Qwarzo).
Da concetto di nicchia, l'ecodesign è diventato pratica progettuale centrale in diversi settori industriali, spinto da consapevolezza ambientale, domanda di soluzioni sostenibili e normative sempre più stringenti, fino a pilastro dell'innovazione (fonte: Qwarzo).
Mappare flussi, scarti e materie prime seconde
La mappatura parte dalla distinzione tra materiali di scarto, rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde: sono insiemi diversi, con destinazioni e sbocchi differenti, e vanno tenuti separati. Valorizzarli aumenta il tasso di circolarità dei materiali, contribuisce all'economia circolare e crea simbiosi industriali a livello locale e nazionale; per questo si cercano fornitori o nuovi clienti per aumentare risparmio o guadagno sui materiali (fonte: Sfridoo). Per ogni voce vanno registrati quantità, frequenza di produzione, caratteristiche tecniche, destinazione attuale e costo di smaltimento: dati che stabiliscono se il flusso ha valore economico o resta un costo.
Completata la fotografia interna, la ricerca si sposta all'esterno. I criteri di selezione dei partner includono prossimità geografica — la distanza incide su trasporto, logistica e convenienza complessiva — continuità dell'approvvigionamento, capacità tecnica di trattare quel materiale specifico e stabilità nel tempo dello sbocco individuato.
Scegliere il modello di valorizzazione
Un principio centrale riguarda i cicli naturali: l'attività umana va integrata con i processi naturali, rispettandone ritmi, cicli e confini (fonte: Qwarzo, che richiama van der Ryn e Cowan). Il modello rigenerativo continuo di McDonough e Braungart indica la direzione: materiali riutilizzati continuamente, non dispersi (fonte: Qwarzo).
Le opzioni concrete — trasformazione in nuovo prodotto, riuso, riparazione, rigenerazione, cessione a un partner — vanno confrontate su valore economico del materiale dopo il trattamento, costo ed energia del processo, qualità richiesta dal mercato di destinazione e distanza dei partner. Il riciclo è una di queste opzioni, non l'unica: se il materiale perde qualità a ogni ciclo, l'alternativa è riuso, riparazione o rigenerazione del prodotto, che richiedono però le scelte di progettazione alla fonte già richiamate (fonte: Qwarzo per i criteri di progettazione).
Opzioni di valorizzazione dei materiali: confronto tra modalità
- Riuso
- Materiale riutilizzato senza trasformazione; preserva qualità e riduce energia.
- Riparazione
- Restauro di prodotto o componente; richiede design riparabile fin dalla fonte.
- Rigenerazione
- Ricostruzione del prodotto da componenti usati; elevato valore aggiunto.
- Riciclo
- Trasformazione in nuovo materiale; può ridurre la qualità a ogni ciclo.
- Cessione a partner
- Utilizzo come materia prima seconda in altre filiere; crea simbiosi industriali.
Passi operativi per progettare il modello circolare
Il percorso operativo si articola in cinque passaggi. Primo: applicare i criteri di ecodesign richiamati e valutarne gli effetti con l'LCA fin dalla fase di concept (fonti: Delineodesign; Qwarzo). Secondo: mappare i flussi interni secondo le categorie e i dati indicati nella sezione sulla mappatura.
Terzo: scegliere per ciascun flusso il modello di valorizzazione, confrontando valore, costo di processo e mercato di sbocco.
Quarto: costruire le collaborazioni secondo i criteri di selezione dei partner richiamati nella sezione sulla mappatura. Quinto: dotarsi di strumenti gestionali — tracciabilità dei flussi, indicatori come il tasso di circolarità dei materiali, accordi scritti con i partner, revisioni periodiche dei risultati — perché la circolarità sia un processo aziendale continuo, non un progetto episodico.
Sul piano istituzionale, la Strategia nazionale per l'economia circolare italiana indica tra le linee d'azione la revisione normativa, per semplificare l'attuazione e migliorare la coerenza, e l'uso di strumenti economici per creare incentivi adeguati (fonte: Strategia nazionale per l'economia circolare).
Passi operativi per progettare un modello di business circolare
- 1. Applicare l'ecodesign e valutare con LCADalla fase di concept, integrare criteri di durabilità, riparabilità e materiali sostenibili; utilizzare la Life Cycle Assessment (LCA) per valutare impatti ambientali.
- 2. Mappare i flussi interniIdentificare scarti, rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde con dati su quantità, frequenza, caratteristiche tecniche e costo di smaltimento.
- 3. Scegliere il modello di valorizzazioneConfrontare opzioni (riuso, riparazione, riciclo, rigenerazione) in base a valore economico, costo del processo, qualità richiesta e distanza partner.
- 4. Costruire collaborazioni strategicheSelezionare partner in base a prossimità geografica, continuità dell’approvvigionamento, capacità tecnica e stabilità nel tempo.
- 5. Implementare strumenti gestionaliTracciabilità dei flussi, indicatori di circolarità, accordi scritti, revisioni periodiche per rendere la circolarità un processo continuo.
Valutare impatti, circolarità e convenienza
La verifica ambientale si basa sulla LCA, che valuta gli impatti ambientali fin dalle prime fasi di progettazione e orienta le scelte in ogni fase del ciclo di vita (fonte: Qwarzo).
La verifica economica si collega agli indicatori di circolarità e convenienza richiamati nella sezione sulla mappatura.
I due piani vanno letti insieme. Un miglioramento di circolarità che non incide su costi di approvvigionamento, smaltimento o logistica non regge nel tempo; un risparmio ottenuto spostando gli impatti su un'altra fase o filiera non è un risultato ambientale. La LCA serve anche a verificare che il beneficio non sia solo spostato altrove.
Indicatori chiave della circolarità aziendale
- Tasso di circolarità dei materiali
- Percentuale di materiali recuperati e riutilizzati all’interno del ciclo produttivo.
- Riduzione costi di smaltimento
- Risparmio ottenuto valorizzando scarti invece che eliminandoli.
- Impatto ambientale ridotto (LCA)
- Valutazione lungo il ciclo di vita per evitare spostamenti di impatto.
Declinare il modello nei diversi settori
Le applicazioni coprono più filiere: le raccolte di esempi di economia circolare in aziende italiane e internazionali riguardano edilizia, moda, automotive e materiali (fonte: Ollum).
Nel tessile, un caso citato è Econyl, che trasforma reti da pesca in tessuti; un altro esempio riguarda Perpetua e l'innovazione applicata a una matita (fonte: Sfridoo, elenco di esempi di economia circolare).
Sul versante della progettazione, l'ecodesign si è diffuso come pratica centrale in diversi settori industriali (fonte: Qwarzo): i criteri richiamati vanno adattati alle specificità di ciascuna filiera — componentistica e assemblaggio nell'automotive, durabilità e fine vita dei materiali da costruzione nell'edilizia, tracciabilità delle fibre e reversibilità dei capi nella moda.
Settori con maggiore potenziale di applicazione dell’economia circolare in Italia
- Moda sostenibileEsempi: Econyl (reti da pesca → tessuti), Perpetua (matita biodegradabile).
- EdiliziaMateriali da costruzione con cicli di vita prolungati e disassemblabili.
- AutomotiveComponentistica riciclabile, assemblaggio reversibile, uso di materiali innovativi.
- Materiali e packagingInnovazioni in plastica biodegradabile e imballaggi riutilizzabili.
Ostacoli e fattori abilitanti
Gli ostacoli a un modello circolare sono di tre ordini. Culturali: processi, competenze e abitudini di acquisto tarati sul lineare e su prodotti difficili da riparare o disassemblare. Tecnici: disponibilità e qualità dei materiali riciclati, tracciabilità dei flussi, necessità di riprogettare componenti e cicli produttivi. Economici: confronto tra costo dello smaltimento, costo della materia prima vergine e investimenti per nuovi processi e collaborazioni.
Nella moda la difficoltà è esplicitata: la circolarità è un trend in crescita, ma la strada verso la sostenibilità resta lunga e accidentata (fonte: Circular Talk, Green fashion).
I fattori abilitanti stanno nel contesto in cui le imprese operano. Consapevolezza ambientale crescente, domanda di soluzioni sostenibili e normative sempre più stringenti hanno portato l'ecodesign da nicchia a pilastro dell'innovazione, mentre i progressi tecnologici su materiali riciclati, biodegradabili e a basso impatto e sugli strumenti di LCA ne hanno ampliato le possibilità applicative (fonte: Qwarzo). A livello nazionale, la Strategia per l'economia circolare individua nella revisione normativa e negli strumenti economici di incentivazione due leve per l'attuazione (fonte: Strategia nazionale per l'economia circolare).

